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Notas
El texto de este cuento está reconstruido. Fabio Mugnaini comenta: “Fidalma inicia la narración a partir de la tercera parte señalada, en la que comienza a hacer memoria. Luego, gracias a los criterios de correferencia internos del texto y a la interacción conmigo como destinatario de su historia, logra reproducirla en su totalidad. El orden de su relato es, por lo tanto, el siguiente: tercera parte, identificación del antagonista, primera parte, identificación de la situación inicial, segunda parte, tercera parte y conclusión. Eliminando las repeticiones de pasajes y una serie de reflexiones extranarrativas, es posible operar una reedición que devuelve el texto íntegro, o un texto que va en la dirección del proyecto narrativo que Fidalma intenta realizar a través de continuas aproximaciones. El cambio de soporte al 'texto', es decir, la transcripción, permite realizar físicamente una operación de reordenamiento que la propia narradora trata de realizar en su memoria y trata de hacérmela posible a mí, el destinatario de la historia, en términos de comprensión”.
Se señala con el símbolo // las soldaduras realizadas sobre el texto producido por Fidalma.
Este registro ha sido editado en el marco del proyecto de I+D del Ministerio de Ciencia e Innovación “El corpus de la narrativa oral en la cuenca occidental del Mediterráneo: estudio comparativo y edición digital (CONOCOM)” (referencia: PID2021-122438NB-I00), financiado por la Agencia Estatal de Investigación (AEI) y el Fondo Europeo de Desarrollo Regional (FEDER).
Transcripción
Transcripción
1. C'era una vòrta uno che si chiamava Beniamino...[...] Ecco, [c']era un [...] regnante, che aveva novantanove servitori, e ne cercava un antro pe fà cento, che era questo Beniamino, ha' capito? [...] // E ne cercava uno pe fà cento. Ora quest'attri erano invidiosi perché questo era bravo, e gli e gl'inventavan tutte le cose pe fallo mangiare a i' mago. // Dice...
—Un sa' —dice— che ha' inventato Beniamino —gli inventavano ai' padrone— che vorrebbe andà a portà via la coperta ai' mago—.
2. E lui gli diceva... e lui gli diceva... hm, dice:
—O che ha' detto Beniamino —dice— tu voresti andare a portà via la coperta ai' mago?
—Ma, questi birbanti —dice—, ma chi l'ha detto? Lo vogliono fà —dice— pe fammi mangiare, io un ho detto niente.
—Eh —gli facea lui— chiedi icché ti pare —dice— bisogna tu vada—.
Ecco, e [...] allora lui gli chiedeva du'o tre chili di confetti, per fà stà zitto i' pappagallo [...] //Ai palazzo 'nzomma d'i' mago, e ci avevano i' pappagallo, cominciava faceva:
—Padrone, padrone.
—Sta' zitto, sta zitto —gli diceva lui [Beniamino]— t'ho portato' confetti. //
Allora gli dette questi confetti e questo cominciò a mangià confetti e stette zitto, no. E allora entrò 'n casa, lui, e entrò sotto i' letto d'i' mago: ci avea la coperta tutta brillante, e i' mago quando... [Beniamino] aspettò i' tempo giusto, no, la maga russava, e lui tirava la coperta da una parte.
—Oh —dice i' mago— lo vedi tu mi scopri tutto, ma che fai?
—Hum —dice, la su' moglie si rigirò da quell'attra parte, e allora [Beniamino] va dalla parte d'i' mago e tiiira, tira tira.
—Ma ora —dice— tu mi scopri me!
—Ma guarda che s'ha a fare—, diss'i' mago, prese quella coperta e la buttò 'n fondo ai' letto.
Dopo un poìno questo Beniamino se la girò tutta intorno ai' collo e via, e t'arrivò dai' pappagallo, dice:
—Senti —dice— ora se i' mago ti domanda chi gli ha portato via la coperta, tu gli ha' a di' che gliel'ha portata via Beniamino.
—Sisì—.
E via. Sicché... dice... poi arrivò a casa...[...] // Poi quando ritornò che avea questa coperta, quest'attri servitori... [...] // allora gli dissano, scappa fòri un altro, la mattina, dice:
—Ma lo sa' che gli s'ha a 'nventare ora, ora gli s'ha a 'nventare —dice— che anderebbe a portà via la pariglia e 'cavalli ai' mago. Vedrai —dice— un ce la fa questo!
—Sisì —quell'attri— gli si dice, gli si dice, gli si dice—.
Quand'arrivò questo regnante, ora un mi ricordo com... era, hm, dice:
—Sa —dice— che ha detto Beniamino?
—Che ha detto?
—Eh —dice— lui sarebbe capace anche d'andare —dice— a portare via la pariglia con tutti 'cavalli —dice— ai' mago—.
—Eh —dice— ci si manda, eh ci si manda! —sicché lo chiamano— Beniamino, che ha' detto quest' e questo...
—Io un ho detto niente —piangeva questo poro...
—Eh —dice— chiedi che ti pare, bisogna tu vada—.
Poerini, confetti, allora, un'altra volta... gli chiese. Dice:
—Allora mi compri tre chili di confetti—.
Eh, piglia questi confetti e via. Arriva, arriva a qui' cancello, d'i' pappagallo:
—Padrone, padrone.
—Sta zitto, sta zitto, t'ho portato 'confetti.
—Bravo, bravo —dice lui, e si messe a sgranocchià que' confetti.
Sicché entra nella stalla, entra, e dà un po' di forconate[1] a que' cavalli, certe forconate gli tira!... 'Sti cavalli, [che]'ddici, un pelo ritto, facea i' mi' babbo, 'eddì, un pelo ritto, pore bestie tutti impauriti, e allora quello che era di guardia 'nzomma andò a vedere.
—O che hanno —dice— questi cavalli, o come mai... boh, o che hanno, o che avete, diavoli!
—Eh, e ritornò a letto—.
Dopo un altro poìno, riverga n'antri cosi... di cose... di forconate[2], e lui [Beniamino si] infilava sotto la paglia, capito. Ritorna giù, quest'omo, e un vide... Questi cavalli 'mpauriti, ma un vide niente.
—Ma —disse— fate quel diavolo che vi pare, in giù non ci ritorno. Fate che vi pare!
—Eh, questo voléo —dice Beniamino, no.
Allora prese tutta quella paglia, per benino, la distese tutta a 'n dove faceva chiasso, e attacca tutti questi cavalli e la pariglia, e parte. Arriva ai' cancello d'i' pappagallo, dice:
—Pappagallo, senti, tu gli ha' a dire ai' mago, se domanda chi gli ha preso 'e cavalli e la pariglia, te gli dici che l'ha presa Beniamino.
—Va bene, va bene—.
La mattina riferiva tutto, lui, no, ecco.
3. E po' gli inventarono [al re] che sarebbe andato a portà via i' mago, ha' capito?, dice:
—Ora tu vedrai —dice— qui, qui un ce la fa, eh, a portà via i' mago...—.
E allora la solita, dice [Benimino]:
—Ma come fo —dice— questi delinquenti —dice— bada un poìno —dice— come posso fare...—.
E allora questo regnante gli disse:
—Eh, senti Beniamino, chiedi che ti pare, bisogna tu vada a portà via questo mago.
—Mah —disse, mi dia attri du' o tre chili di confetti—, e andò, e andò da questo pappagallo. E questo cominciò a chiamà:
—Padrone, padrone. //
—Sta zitto, sta zitto, t'ho portato 'confetti—.
E questo pappagallo si mise a biascià questi confetti, e lui andò sopra a queste piante 'n do' t'ho detto prima, e era urtimo e m'è venuto detto prima[3], e cominciò a bussare[4], sicché s'affaccia questo mago, alla finestra, dice:
—Cosa fate costassù voi?
—Ma, un mi faccia confonde, maestà —dice— un mi faccia —dice— voleo un pezzo di legno —dice— voleo fà la cassa —dice— a Beniamino, m'ha portato via un monte di roba —dice— m'ha portato via, questo delinquente —dice— e ora —dice— l'ho chiappato e gli voglio fà la cassa pe buttallo n'i' mare.
—Venite, venite quaggiù —dice— anc'a me m'ha portato via tanta roba, m'ha portato via la coperta, m'ha portato via la pariglia —dice— venite, venite, ci ho tanto legname...
—Eh —dice— ma io ho paura —dice— perché se mi mangia!
—Nonò, venite, venite —dice— mi fate un piacere anche a me—.
Sicché lo portò 'n questo posto, ci avea tanto legno bello, bello, tutti squartati[5] que' legni, e ci si fe... [Beniamino ne] fece una bella cassa, dice:
—Ora —dice— porca miseria —disse— mi so' scordato —quando l'ebbe bell'e fatta— mi son dimenticato —dice— di pigliagli la misura, porca... —dice— o come fo ora, a occhio e croce si fa male —dice.
—O com'è —dice— questo Beniamino, o che altezza ci ha?
—Eh —dice— 'mpress'a poco —dice— un'artezza come lei —gli disse.
—Allora —dice— mi ci posso provare io —disse questo mago, no.
Allora ci si provò, dice [Beniamino]:
—Si... ci si distende per bene, se ci sta per bene —dice— ci aggiusto un poìno i' coperchio —gli disse questo, no, dice— gni dò un corpettino...
—Sì, sì—.
Ci si distese lui, e sverto sverto [Beniamino] ci mise questo coperchio, ci fi... sbarbò[6] quattro sette o otto chiodi, e dice:
—Spiraglia qui? —verga un chiodo[7].
—Spiraglia?
—Qua —verga un altro chiodo.
Sicché 'e ce ne messe una decina o quindici.
—Ora —disse— vai!—.
Poi lo legò alla sverta alla sverta e lo prese e via, cheddì, e glielo portò [al re]... ma un me ne ricordo ora con che glielo portò, ma cheddì, gliela... dice glielo riportò addosso, eh, 'nzomma, [è una] novella, no... E glielo portò. Quande, dice, quando quest'attri tutti servitori videro questo, questo Beniamino che avea i' mago, chi scappava di qui, chi scappava di là, dice:
—Ora ce l'ha portato qui —dice— ora ora ci fa mangià tutti, e ci fa mangiare, no!—.
E allora [lui] dice: —Ora —dice— o m'aiutate portallo n'i' mare —dice— o sennò ve l'apro e vi fo mangià tutti—.
Poerini, via allora, anche anche questo regnante che c'era.
—Gnamo, gnamo, si porta —dice— n'i' fiume, si porta n'i' fiume —e allora tutti a aiutagli a portà questa, questa cassa, e anche questo regnante.
Quande fu a... a riva, che questo regnante era avanti con questa cassa, [Beniamino] gli dette una spinta forte e ce li buttò tutti [...] hm, Beniamino ci buttò la cassa, la cassa d'i' mago, e ci buttò questo regnante che gli avea fatto tutti que' dispetti di mandallo a pigliallo. E così allora morirono tutti, morirono, e allora questo Beniamino mandò via tutti i servitori, disse:
—Ora so' padrone io—.
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Versión en italiano estándar
1. C'era una volta uno che si chiamava Beniamino, ed un regnante che aveva novantanove servitori, e ne cercava un altro per farne cento. E sarebbe stato questo Beniamino hai capito? Però gli altri servitori erano invidiosi di lui, perhé era bravo, e inventavano un sacco di cose per vedere di farlo mangiare da un mago. Dicevano al padrone:
—Lei non sa di cosas di è vantato Beniamino, dice che vorrebbe andare a rubare la coperta del mago—.
2. E lui allora diceva a Beniamino:
—O che hai detto? Vorresti portar via la coperta al mago?—.
—Ma no, questi birbanti, lo dicono per farmi mangiare da lui, ionon ho detto niente—.
—Eh —gli faceva il padrone— chiedi ciò che ti serve, ma bisogna che tu vada—.
E lui allora chiedeva due o tre chili di confetti, per far star zitto il pappagallo. Al palazzo del mago c'era un pappagallo, e cominciava a fare:
—Padrone, padrone—.
—Sta' zitto, sta' zitto —gli diceva Beniamino— ti ho portato i confetti—.
Gli dette quei confetti, e il pappagallo cominciò a mangiarli e stette zitto. Allora Beniamino entrò in casa e andò sotto il letto del mago: la sua coperta era tutta brillante. Attese il tempo giusto, quando furono addormentati. La maga russava, e Beniamino andò a tirare la coperta da un lato.
—Oh, dice il mago, lo vedi che mi scopri tutto, ma che fai?—.
—Hm —fece la moglie, e si rigirò dall'altra parte.
Allora Beniamino andò dalla parte del mago e tira tira la coperta.
—Ma ora sei tu a scoprire me —fece lei.
—Senti —disse il mago— guarda che facciamo—.
Prese la coperta e la buttò in fondo al letto. Dopo un po' Beniamino se la arrotolò tutta intorno al collo e via. Quando arrivò dal pappagallo:
—Senti, se il mago ti domanda chi gli ha rubato la coperta, digli che è stato Beniamino.
—Sì, sì—.
E via, e arrivò a casa. Dopo che fu tornato a casa con la coperta, uno di quegli altri servitori, se ne uscì una mattina a dire:
—Ma sa che inventiamo: che ha detto che sarebbe andato a portare via la pariglia di cavalli del mago. Vedrai, non ce la farà.
—Sì sì —dissero gli altri— diciamoglielo—.
Quando arrivò questo regnante, il padrone:
—Sa cosa ha detto Beniamino?
—Che ha detto?
—Eh, chesarebbe capace di andare a portar via la pariglia di cavalli del mago.
—Eh, ce lo mando, ce lo mando —gli altri chiamano Beniamino— Beniamino, tu hai detto questo e questo...—.
—Io non ho detto niente... —piangeva persino.
—Eh, chiedi ciò che ti pare, ma bisogna che tu vada—.
Confetti, un'altra volta, gli chiese.
—Mi compri tre chili di confetti—.
Prende quei confetti e via. Arriva a quel cancello, e quel pappagallo:
—Padrone, padrone.
—Sta zitto, sta zitto, ti ho portato i confetti.
—Bravo, bravo —dice il pappagallo, e si mette a sgranocchiare i confetti.
Beniamino entra nella stalla, e dà un po' di colpi con il forcone a quei cavalli. Quei cavalli: rizzarono il pelo, diceva il mio babbo quando me la raccontava, povere bestie, tutte impaurite. E la sentinella che era di guardia andò a vedere:
—O cosa avete, diavoli!—.
Beniamino si infilava sotto la paglia, e non c'era niente. E la sentinella tornò a letto. Dopo un po', Beniamino ricomincia a dare colpi ai cavalli. Ritorna giù quell'uomo e non vide niente. Solo i cavalli impauriti.
—Ma, disse, fate un po' il diavolo che vi pare, io non ritorno a vedere.
—Eh, dice Beniamino, è proprio ciò che volevo—.
Allora prese tutta la paglia, per bene, la distese dove i cavalli avrebbero fatto rumore, passando, attacca i cavalli alla carrozza e parte. Al cancello dise al pappagallo:
—Pappagallo, senti, tu devi dire al mago, se domanda chi gli ha rubato i cavalli e la carrozza, che è stato Beniamino.
—Va bene, va bene—.
Lui al mettino riferiva tutto al mago.
3. E poi i servitori inventarono al padrone che Beniamino sarebbe andato a portar via il mago stesso.
—Vedrai, che questo non può farlo—.
E fanno la solita storia. Quel regnante gli disse:
—Eh, senti, Beniamino, chiedi ciò che vuoi, ma bisogna che tu vada a portar via il mago—.
—Ma, —dise— mi dia altri due o tre chili di confetti—.
E qandò da questo pappagallo, che cominciò a chiamare:
—Padrone, padrone.
—Stai zitto, stai zitto, ti ho portato i confetti—.
E questo pappagallo si mise a biascicare quei confetti, e lui andò in cima agli alberi del giardino del mago, e cominciò a fare rumore. Il mago si affaccia alla finestra:
—Che fate voi lassù?
—Ma, non mi ci faccia pensdare, maestà, volevo un pezzo di legno per fare la cassa da morto a Beniamino, che mi ha portato via un monte di cose, questo delinquente. Ora l'ho preso e gli voglio fare la cassa per buttarlo nel mare.
—Venite, venite quaggiù, anche a me mi haportato via tanta roba, la coperta, la pariglia, vanite, io ho tanto legname.
—Eh. ma io ho paura, se poi lei mi mangia?
—No, no, venite, che fate un piacere anche a me. E lo portò in un magazzino dove aveva tanto legno, già tutto squadrato, e Beniamino ne fece una bella cassa.
—Ma guarda, porca miseria, mi sono dimenticato di prendergli le misure, porca... o come faccio, è difficile lavorare a occhio e croce.
—O come è questo Beniamino —disse il mago— che altezza ha?
—Eh —dice— più o meno è alto come lei.
—Allora mi ci posso provare io —disse questo mago.
E ci si provò. Allora Beniamino:
—Ci si distenda per bene, se ci sta comodo io provo a sistemarci sopra il coperchio, gli dò un colpetto.
—Sì, sì—.
Il mago si distese dentro la cassa, e beniamino svelto svelto ci mise sopra il coperchio. Vi piantò quattro sette e otto chiodi, e disse:
—Vede l'aria da qui?
—Sì —E lui ci mette un chiodo.
—Vede l'aria da qui?—.
Via, un altro chiodo. E così ce ne mise una decina o quindici.
—Ora —disse— è andata!—.
Lo legò lesto lesto, lo prese in spalla e via, è una novella, ti pare. E lo portò al palazzo. Quando gli altri servitori videro Beniamino che tornava con il mago: chi scappava di qua chi di là.
—Ora l'ha portato, ci farà mangiare tutti!—.
E allora Beniamino:
—Ora o mi aiutate a portarlo nel mare, o lo apro e vi faccio mangiare tutti—.
Figurati, tutti, compreso questo regnante:
—Andiamo andiamo, si porta nel mare, si porta nel mare—.
Tutti lo aiutarono a portare la cassa. Il regnante era davanti a tutti, nel portare la cassa, e quando furono arrivati Beniamino dette una spinta forte alla cassa e burrò tutti dentro, la cassa con il mago e il regnante che gli aveva ordinato di fare tutte quelle cose, e morirono tutti. E morirono tutti. Allora Beniamino licenziò tutti i servitori e disse:
—Ora sono padrone io—.
[1] Colpi con il forcone, uno strumento per raccogliere lo strame o il fieno.
[2] Rifila altri colpi di forcone.
[3] Il riferimento è all'inversione delle tre diverse prove, nella narrazione di Fidalma.
[4] Battere, prendere a colpi d'ascia.
[5] Squadrati, ridotti in assi.
[6] Infilò.
[7] “C'è uno spiraglio qui?” “Via, lui ci pianta un chiodo”.